Il visto per nomadi digitali in Italia: guida 2026 per lavoratori da remoto
Il visto per nomadi digitali consente ai cittadini extra-UE/SEE di vivere e lavorare da remoto dall'Italia per un massimo di un anno, rinnovabile, con un requisito di reddito minimo di 28.000 €. I richiedenti devono avere almeno sei mesi di esperienza lavorativa da remoto, un titolo di studio universitario o qualifica equivalente e un'assicurazione sanitaria con copertura minima di 30.000 €. Questa guida copre i requisiti di idoneità, la procedura di domanda, le regole sulla residenza fiscale, le aliquote IRPEF, i regimi impatriati e forfettario, i contributi previdenziali e gli aspetti pratici per il 2026.
- Scritto da
- ItalianTaxes Editorial Team
- Ultima revisione
- maggio 2026
L'Italia ha introdotto il visto per nomadi digitali nel 2024, offrendo ai cittadini extra-UE/SEE un percorso dedicato per vivere e lavorare da remoto dal territorio italiano fino a un anno. Il visto è rinnovabile, non prevede quote annuali ed è destinato a professionisti altamente qualificati alle dipendenze di aziende estere o che collaborano con clienti al di fuori dell'Italia. Ciò che il visto non prevede è l'esenzione dagli obblighi fiscali italiani una volta superata la soglia dei 183 giorni di permanenza.
Requisiti di idoneità
Per ottenere il visto per nomadi digitali è necessario soddisfare tutti i seguenti criteri:
Cittadinanza e precedenti penali: cittadinanza extra-UE/SEE e assenza di condanne penali gravi negli ultimi cinque anni.
Reddito: un reddito annuo minimo di 28.000 €, comprovato da estratti conto bancari, buste paga, dichiarazioni dei redditi o contratti in essere relativi ai sei-dodici mesi precedenti. La soglia corrisponde a circa tre volte il parametro di reddito minimo utilizzato in Italia per il calcolo dei contributi sanitari.
Esperienza di lavoro da remoto: almeno sei mesi di attività lavorativa da remoto o freelance documentata con clienti o datori di lavoro esteri (non italiani), verificabile tramite contratti, fatture o conferme del datore di lavoro.
Qualifiche professionali: laurea, abilitazione professionale o credenziale equivalente riconosciuta e pertinente al proprio ambito lavorativo.
Assicurazione sanitaria: copertura completa con un minimo di 30.000 €, valida per l'intera durata del soggiorno in Italia.
Alloggio: prova di un alloggio in Italia, come un contratto di locazione, un atto di proprietà o una prenotazione confermata per il primo periodo di arrivo.
Ricongiungimento familiare
I familiari possono accompagnare il richiedente tramite un visto per ricongiungimento familiare. È necessario dimostrare un reddito aggiuntivo rispetto alla soglia base di 28.000 €: almeno 780 € al mese per ogni adulto accompagnatore e 130 € al mese per ogni figlio.
Procedura di domanda
La domanda va presentata presso il consolato o l'ambasciata italiana più vicina nel proprio Paese di residenza. La documentazione richiesta comprende:
- Modulo di domanda compilato, passaporto valido (con almeno due pagine libere) e una fototessera recente
- Documentazione del reddito relativa ai 6-12 mesi precedenti
- Prova di alloggio in Italia
- Polizza assicurativa sanitaria con copertura minima di 30.000 €
- Contratti o fatture che attestino l'esperienza di lavoro da remoto
- Certificati di qualifica accademica o professionale
- Certificato del casellario giudiziario (apostillato o legalizzato secondo le disposizioni del proprio Paese)
Il costo del visto è di 116 €. I tempi di elaborazione variano a seconda del consolato, ma in genere oscillano tra 30 e 120 giorni.
Dopo l'arrivo: il permesso di soggiorno
Entro otto giorni dall'arrivo in Italia, è necessario richiedere il permesso di soggiorno. La domanda si presenta presso l'ufficio postale locale o direttamente in Questura. È opportuno portare con sé tutta la documentazione originale; verrà richiesto il rilevamento delle impronte digitali. Il permesso è valido un anno ed è rinnovabile a condizione che tutti i requisiti continuino a essere soddisfatti.
Sarà inoltre necessario ottenere un codice fiscale, richiedibile presso qualsiasi ufficio dell'Agenzia delle Entrate. Il codice fiscale è indispensabile per quasi ogni operazione amministrativa e finanziaria in Italia, dalla firma di un contratto di locazione all'apertura di un conto corrente bancario.
Obblighi fiscali per i nomadi digitali
Il visto consente l'ingresso in Italia. Gli obblighi fiscali dipendono dalla durata del soggiorno. Questa è la sezione che la maggior parte dei nomadi digitali sottovaluta.
Residenza fiscale: la regola dei 183 giorni
L'Italia considera fiscalmente residente chi trascorre più di 183 giorni nel Paese nell'arco di un anno solare. Superata tale soglia, si è tenuti a versare le imposte sul reddito ovunque prodotto, non solo su quello di fonte italiana. Al di sotto dei 183 giorni, è tassabile solo il reddito prodotto in Italia.
L'iscrizione all'Anagrafe della popolazione residente e la richiesta del permesso di soggiorno possono essere considerate dall'Agenzia delle Entrate come prova di residenza fiscale anche in assenza del superamento dei 183 giorni di presenza fisica. Si tratta di una trappola ricorrente per i nomadi digitali che presumono l'indipendenza tra status del visto e status fiscale.
IRPEF: l'imposta sul reddito delle persone fisiche
In caso di acquisizione della residenza fiscale, il reddito mondiale è soggetto all'IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), l'imposta progressiva sul reddito:
| Reddito imponibile | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.001 € a 50.000 € | 35% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
Le addizionali regionali e comunali aggiungono in genere dall'1,5% al 3,5%, a seconda del luogo di residenza.
Se il datore di lavoro o i clienti esteri non dispongono di una stabile organizzazione in Italia, il reddito percepito prima del raggiungimento della soglia dei 183 giorni resta generalmente al di fuori della sfera impositiva italiana. In tale scenario non sono richiesti versamenti in acconto.
Il regime impatriati
Il regime impatriati (regime per lavoratori impatriati) è il beneficio fiscale più rilevante per i nomadi digitali che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. In base alle regole vigenti (D.Lgs. 209/2023, in vigore dal 2024):
- Il 50% del reddito di lavoro dipendente o autonomo qualificante è esente dall'IRPEF per cinque anni, fino a un massimo di 600.000 € annui
- L'esenzione sale al 60% in caso di trasferimento con un figlio minore
- È necessario non essere stati residenti fiscali in Italia nei tre anni precedenti il trasferimento
- Occorre impegnarsi a mantenere la residenza fiscale italiana per almeno quattro anni
- La maggior parte dell'attività lavorativa deve essere svolta in Italia
Il regime è prorogabile per ulteriori tre anni (con esenzione al 50%) in caso di acquisto di un immobile residenziale in Italia o di nascita di un figlio durante il periodo di fruizione. Per i lavoratori autonomi e i freelance, l'accesso al regime richiede l'apertura di una partita IVA.
Per approfondire l'interazione tra questi incentivi e il lavoro da remoto, consultare il nostro articolo dedicato sugli incentivi fiscali italiani per lavoratori da remoto e nomadi digitali.
Regime forfettario: l'opzione a tassazione ridotta
Chi si registra come lavoratore autonomo con partita IVA e percepisce meno di 85.000 € annui di ricavi lordi può accedere al regime forfettario. Questo regime semplificato prevede un'imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni (15% successivamente), calcolata su una percentuale del fatturato determinata dal codice ATECO (classificazione dell'attività).
Il regime forfettario non è automatico per i titolari del visto per nomadi digitali. È necessario procedere attivamente all'apertura della partita IVA e soddisfare i criteri propri del regime, inclusa la non residenza fiscale in Italia nei tre anni precedenti (per l'aliquota agevolata al 5%).
Il regime impatriati e il regime forfettario non sono cumulabili. Occorre scegliere l'uno o l'altro.
Contributi previdenziali
I nomadi digitali che si registrano come lavoratori autonomi in Italia sono soggetti ai contributi previdenziali tramite l'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale). L'aliquota per la Gestione Separata, la categoria che comprende la maggior parte dei liberi professionisti senza cassa di previdenza dedicata, è pari a circa il 26,07% del reddito imponibile netto.
Per chi resta alle dipendenze di un'azienda estera, il trattamento previdenziale dipende dall'esistenza di un accordo bilaterale tra il Paese di origine e l'Italia. I cittadini UE/SEE possono continuare a versare i contributi nel proprio Paese tramite il certificato A1. I cittadini extra-UE devono verificare l'eventuale esistenza di convenzioni bilaterali di sicurezza sociale per evitare la doppia contribuzione.
Imposta sostitutiva per i neo-residenti ad alto patrimonio
Per chi dispone di un patrimonio che va oltre il reddito standard da lavoro dipendente o autonomo, il regime forfettario per i neo-residenti offre un'alternativa: un'imposta sostitutiva annuale forfettaria su tutti i redditi di fonte estera. Per le domande presentate dal 2025 in poi, l'importo annuo è di 200.000 € (rispetto ai 100.000 € per i richiedenti precedenti al 2025). I familiari possono essere inclusi per ulteriori 25.000 € a persona.
Convenzioni contro le doppie imposizioni
L'Italia ha stipulato trattati fiscali con oltre 100 Paesi. Se il proprio Paese di origine ha una convenzione contro le doppie imposizioni con l'Italia, è generalmente possibile portare in credito le imposte italiane versate a fronte dell'imposta dovuta nel Paese di origine. Questo meccanismo evita la doppia tassazione sullo stesso reddito, ma richiede una gestione attiva nella dichiarazione dei redditi. Le convenzioni non si applicano automaticamente.
Confronto tra regimi fiscali
| Regime | Aliquota | Limite di reddito | Durata | Requisito principale |
|---|---|---|---|---|
| IRPEF ordinaria | Dal 23% al 43% + addizionali | Nessuno | Continuativo | Residenza fiscale |
| Impatriati | Effettiva dall'11,5% al 21,5% (50% esente) | 600.000 €/anno | 5 anni (+3 di proroga) | 3 anni di non residenza, impegno quadriennale |
| Forfettario | 5% (primi 5 anni), poi 15% | 85.000 € di ricavi | Continuativo se idoneo | Partita IVA, tetto ricavi |
| Imposta sostitutiva neo-residenti | 200.000 €/anno fissi | Redditi esteri illimitati | Fino a 15 anni | Nuovo trasferimento di residenza fiscale |
Aspetti pratici
Cosa offre il visto
Prima del 2024, i lavoratori da remoto in Italia dovevano gestire un mosaico di rinnovi del visto turistico, rischi di permanenza irregolare nell'area Schengen e uno status fiscale incerto. Il visto per nomadi digitali risolve queste criticità con:
- Un permesso di soggiorno annuale, rinnovabile al mantenimento dei requisiti
- Un quadro giuridico chiaro per il lavoro da remoto svolto per datori di lavoro o clienti esteri
- Nessun impatto sul mercato del lavoro italiano (non si compete con i lavoratori locali)
- Un percorso per accedere ai regimi fiscali agevolati italiani in combinazione con il trasferimento della residenza fiscale
- La possibilità di portare con sé i familiari tramite il ricongiungimento familiare
A cosa prestare attenzione
La trappola dei 183 giorni: il visto consente un intero anno di permanenza, ma il superamento dei 183 giorni fa scattare l'obbligo di dichiarare i redditi mondiali. È opportuno pianificare con attenzione il calendario delle presenze se si intende evitare la residenza fiscale italiana pur mantenendo il visto.
Iscrizione all'Anagrafe: l'iscrizione nei registri della popolazione residente può creare una presunzione di residenza fiscale anche al di sotto dei 183 giorni. È importante comprenderne le implicazioni prima di procedere.
Modello Redditi, non Modello 730: i nomadi digitali con redditi esteri presentano la dichiarazione dei redditi tramite il Modello Redditi Persone Fisiche, non il Modello 730 semplificato riservato ai lavoratori dipendenti con soli redditi italiani.
Obblighi IVA: in caso di apertura della partita IVA e prestazione di servizi nell'UE, potrebbe essere necessario applicare e versare l'IVA con l'aliquota ordinaria del 22%, in funzione della localizzazione e dello status IVA del cliente.
Conformità al rinnovo: è necessario continuare a soddisfare i requisiti di reddito, assicurazione e lavoro da remoto a ogni rinnovo e durante eventuali verifiche da parte delle autorità italiane.
Normativa in evoluzione: le disposizioni italiane in materia di immigrazione e fiscalità cambiano con frequenza. Si raccomanda di verificare sempre i requisiti aggiornati presso il consolato italiano competente e di valutare una consulenza con un commercialista specializzato in fiscalità internazionale.
Per approfondire gli aspetti pratici del trasferimento, consultare le nostre guide su cosa serve davvero per stabilirsi in Italia e la checklist finanziaria per la prima settimana.
La dichiarazione dei redditi italiana, senza complicazioni
Il visto per nomadi digitali apre la porta, ma gli obblighi fiscali che ne derivano sono concreti. Che si tratti di richiedere il regime impatriati, di registrarsi per il regime forfettario o di presentare la dichiarazione come contribuente ordinario, impostare correttamente la propria posizione fiscale italiana fin dall'inizio evita sanzioni e complicazioni nel tempo. ItalianTaxes.com offre una piattaforma tecnologica per compilare, calcolare e versare le imposte italiane online, in inglese, con una guida pensata per espatriati, nomadi digitali e professionisti internazionali.
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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza fiscale, legale o finanziaria personalizzata. Le regole fiscali italiane cambiano di frequente: verifichi sempre la propria situazione specifica consultando le indicazioni aggiornate dell'Agenzia delle Entrate o si rivolga a un commercialista qualificato.
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