Cos'è il regime forfettario
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato destinato ai lavoratori autonomi e agli imprenditori individuali che non superano determinate soglie di ricavi. È disciplinato dalla Legge 190/2014 ed è diventato il punto di ingresso naturale per chi apre una Partita IVA in Italia.
Il nome "forfettario" deriva dal fatto che le spese non vengono dedotte analiticamente: si applica invece un coefficiente di redditività forfettario che varia per tipo di attività, e l'imposta si calcola su questa quota di reddito presunto, non sulle spese reali.
La soglia di accesso
Per accedere e mantenere il regime forfettario, i ricavi o compensi dell'anno precedente non devono superare €85.000 (soglia in vigore dal 2023). Se nel corso dell'anno i ricavi superano €85.000 ma rimangono sotto €100.000, si esce dal regime dall'anno successivo; se superano €100.000 in corso d'anno, si esce immediatamente nello stesso anno.
Esistono anche altri requisiti di accesso:
- Le spese per lavoro dipendente/parasubordinato non devono superare €20.000
- Non si possono possedere partecipazioni qualificate in società di persone o trasparenti
- Il reddito da lavoro dipendente o pensione dell'anno precedente non deve superare €30.000 (salvo cessazione del rapporto)
L'imposta sostitutiva
Nel regime forfettario non si paga l'IRPEF ordinaria: si paga invece un'imposta sostitutiva dell'IRPEF, delle addizionali regionali e comunali e dell'IRAP:
- 15% — aliquota ordinaria
- 5% — aliquota ridotta per i primi cinque anni di attività, per chi non ha svolto attività autonoma nei tre anni precedenti e l'attività non è mera prosecuzione di un'altra precedente
L'imposta si calcola sul reddito forfettizzato:
Reddito imponibile = Ricavi × Coefficiente di redditività
Il coefficiente varia in base al codice ATECO dell'attività: va dal 40% per i commercianti all'86% per alcuni professionisti. Per esempio, un consulente informatico (ATECO 62.01) ha un coefficiente del 67%: su €80.000 di ricavi, paga l'imposta sostitutiva su €53.600 (€80.000 × 67%).
Esenzione IVA
I contribuenti forfettari sono esenti dall'IVA: non addebitano IVA nelle fatture ai clienti e non detraggono l'IVA sugli acquisti. Questo semplifica enormemente la gestione, ma può essere uno svantaggio quando i clienti principali sono aziende che potrebbero detrarre l'IVA (in quel caso preferirebbero un fornitore con IVA esposta).
Contributi INPS
Anche nel regime forfettario si versano i contributi previdenziali all'INPS. I forfettari iscritti alla Gestione Separata INPS pagano un'aliquota del 26,23% (2024) sul reddito forfettizzato. Chi è già iscritto a una cassa professionale di categoria versa invece a quella.
La gestione contabile è semplificata: non è necessaria la tenuta dei registri IVA né la redazione di uno stato patrimoniale. È sufficiente conservare le fatture emesse e le spese sostenute.
La fattura elettronica
Dal 1° gennaio 2024, l'obbligo di fatturazione elettronica si applica anche ai forfettari senza distinzione di fatturato. Le fatture vanno emesse tramite il Sistema di Interscambio come per tutti gli altri titolari di Partita IVA.
Regime forfettario e attività all'estero
I forfettari possono avere clienti esteri: le fatture a clienti UE o extra-UE seguono le stesse regole di non assoggettamento all'IVA italiana (il regime è esente, non non-imponibile — una distinzione tecnica rilevante per la fattura). Il reddito derivante da clienti esteri concorre normalmente al calcolo dei ricavi forfettari.